Untitled è un full length dallo sviluppo travagliato, ma le lunghe attese sono state ben ripagate. Un disco nero come la notte, abile nell'evocare una tetra atmosfera che va ad avvolgere la mente dell'ascoltatore senza lasciargli via d'uscita. Sonorità tipiche del drone/doom vanno ad aprire lo svilupparsi degli strumenti, da cui emergono delle ruvide e taglienti chitarre che vanno ad allargare l'orizzonte fino ai lidi del post-core più marcio.

VØID si rende protagonista di un processo sonoro che spazia tra le membra dell'ascoltatore, trasmettendo sensazioni di pura inquietudine e malessere. Il muro strumentale che si erge in Black Skies è un segno di dinamicità e spessore di rara bravura, capace di porsi direttamente in fronte all'individuo con toni monolitici e decadenti senza perdersi in prolungati fronzoli musicali, mentre le linee vocali accompagnano i pezzi aprendo la strada al loro svilupparsi, attraversando momenti a volte lenti e cadenzati, a volte più leggeri ed atmosferici; i toni grevi e ruvidi della voce garantiscono addirittura un maggiore coinvolgimento nel delirio sonoro di Untitled, toccando sottili accenni melodici dal piacevole sapore. La lunghezza dei brani è quasi impercettibile e se ci si dedica ad un ascolto focalizzato, si rimarrà positivamente sorpresi dalla quantità di dettagli e sfumature presenti nel disco.
Toni solenni si alternano a sezioni prettamente sporche finendo poi per miscelarsi ed intrecciarsi tra loro, a disegnare un tessuto dalle tinte fredde capace di ipnotizzare il pubblico grazie a soluzioni che brillano di luce propria, abili nel distaccarsi dall'insieme di influenze del panorama internazionale.
Nel complesso ciò che si presenta è un sound maturo e ragionato, che dietro alla sua apparente caoticità nasconde un accurata selezione strumentale la quale rende il trittico di Untitled un lavoro raffinato, elegante e coinvolgente.
CREDITS
Grazie a Rubens per la pazientissima attesa.
VØID @ Myspace: Click
Download "Untitled": Click

VØID si rende protagonista di un processo sonoro che spazia tra le membra dell'ascoltatore, trasmettendo sensazioni di pura inquietudine e malessere. Il muro strumentale che si erge in Black Skies è un segno di dinamicità e spessore di rara bravura, capace di porsi direttamente in fronte all'individuo con toni monolitici e decadenti senza perdersi in prolungati fronzoli musicali, mentre le linee vocali accompagnano i pezzi aprendo la strada al loro svilupparsi, attraversando momenti a volte lenti e cadenzati, a volte più leggeri ed atmosferici; i toni grevi e ruvidi della voce garantiscono addirittura un maggiore coinvolgimento nel delirio sonoro di Untitled, toccando sottili accenni melodici dal piacevole sapore. La lunghezza dei brani è quasi impercettibile e se ci si dedica ad un ascolto focalizzato, si rimarrà positivamente sorpresi dalla quantità di dettagli e sfumature presenti nel disco.
Toni solenni si alternano a sezioni prettamente sporche finendo poi per miscelarsi ed intrecciarsi tra loro, a disegnare un tessuto dalle tinte fredde capace di ipnotizzare il pubblico grazie a soluzioni che brillano di luce propria, abili nel distaccarsi dall'insieme di influenze del panorama internazionale.
Nel complesso ciò che si presenta è un sound maturo e ragionato, che dietro alla sua apparente caoticità nasconde un accurata selezione strumentale la quale rende il trittico di Untitled un lavoro raffinato, elegante e coinvolgente.
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Grazie a Rubens per la pazientissima attesa.
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