Saluto Giulio e lo ringrazio di questa preziosa intervista, che ho trovato davvero interessante. Un marcato approfondimento delle sensazioni e dei meccanismi che scaturiscono da una serie di composizioni, e che ne sono al contempo parte integrante; una visione della realtà [musicale e non] ben oltre certi standard.
Qual è stata la "genesi" de Ira dell'Agnello? ovvero, cosa ti ha spinto a creare questo progetto e in che modi si è sviluppato?
E' successo di conseguenza ad una serie di eventi/sensazioni/situazioni particolari e diluiti nel tempo oppure è stato qualcosa di più "immediato"?La genesi di ciò che è definito L'Ira dell'Agnello è la mia nascita, o meglio il momento in cui ho cominciato a rendermi conto di essere vivo e di provare sensazioni. Non mi va di chiudere L'Ira dell'Agnello in limiti cronologici visto che identifico il progetto con tutto me stesso, cercando di esprimere ogni singola emozione che io ricordi, soprattutto quelle che sentivo da bambino, e che poi mi hanno permesso di essere ciò che sono. Emozionalmente mi sento molto più piccolo rispetto alla mia vera età, non nel senso infantile, ma ogni volta che esco di casa è come se riuscissi dal grembo di mia madre: tutto mi affascina, impaurisce, seduce, rapisce come se aprissi gli occhi per la prima volta. A volte mi domando come fa la gente a non vedere tutta la poesia che ci circonda e ad essere stanca della propria vita, per fortuna io ho ancora paura del buio e di ciò che esso genera, per fortuna sorrido ancora ad osservare una formica indaffarata per le provviste invernali, per fortuna quando ricevo un bacio non è solo la pelle a giovarsene ma anche il cuore.
Alla base de L'Ira dell'Agnello c'è questo, non un chiudersi in sala prove o uno studiare musica, ma il perseverare nella ricerca dei giusti accordi della magnifica sinfonia che chiamiamo vita.
Se dovessi introdurre Ira dell'Agnello ed il tuo stile ad un individuo che non ti conosce e non ha mai ascoltato nulla di tua ispirazione, cosa diresti? Sarebbe la cosa più difficile di tutte,non amo parlare di me ed essere al centro dell'attenzione. Credo che la cosa principale da sapere sia che io non faccio tutto ciò per un fine economico; quello che produco è una naturale conseguenza del mio essere, come uno starnuto, uno sbadiglio, un sorriso: è un lavoro questo? Per me creare è un impulso, come l'arrossire ad un complimento o l'avere fame. Ovviamente ho anche bisogno delle muse ispiratrici in cui incanalare la mia "arte": una ragazza, un sentimento, un luogo, un concetto astratto. Per fare ciò uso le mie mani, la mia chitarra, il mio piano e la mia voce, e tramite il digitale cerco di rendere il tutto più sinestetico e scenico.
Nei tuoi testi tratti di argomenti tra i più disparati, passando da qualcosa di lugubre ad atmosfere più giocose, mantenendo però quei toni inquietanti che caratterizzano buona parte del tuo disco. Come nascono questi testi? Sono influenzato maggiormente da ciò che la tradizione catechistica chiama "novissimi"(nel senso di "cose ultime"), ovvero morte, giudizio, inferno e paradiso, e dall'infinta tavolozza di colori dell'animo umano. Tema molto presente nei miei testi è Satana, non celebrato ma sconfitto, cercando di far capire a tutti quanto sia irrimedibilmente rischioso avere a che fare con l'occulto e quanto sia facile cadere nelle sue trappole, diventando così suoi inconsapevoli servi. Per sfuggire dalla sua ragnatela c'è un'unica via: Dio. Narro della pace e della salvezza che sprigiona la sua intima presenza. Elemento fondamentale è l'onirico,il sogno, non a caso i numeri che vedrete (se acquisterete L'Uomo,l'Amore e la Morte) vicino a due brani sono le date in cui ho letteralmente sognato qualcosa che ha dato il via alla loro creazione.
L'immaginazione è tutto ciò che ho, ogni pezzo ha le sue radici piantate nei vortici tragicomici dei miei pensieri; affinchè avvenga tutto ciò ho bisogno di molta solitudine (non riuscirei a far nulla senza) e possibilmente di essere a stretto contatto con la natura, unico soggetto sensibile dei miei scritti. Amo il Creato, e le esperienze più indimenticabili le ho avute da solo con esso. Sono stato ispirato molto anche dalle poesie di mia madre, molto più romantiche ed esistenzialiste, per me a dir poco favolose.
Quanto c'è di tuo, ovvero del tuo modo di vedere le cose, nei brani che scrivi? e soprattutto, come riesci ad esprimere ciò attraverso la tua Musica? Assolutamente tutto, ogni testo esprime il mio modo di vedere/sentire le cose, come anche ogni immagine che propongo nel cd o nei miei spazi virtuali. Mi è più facile esprimere sentimenti attraverso "storie" che parlando specificatamente di essi, ma il mio punto di vista non è mai ne occultato ne difficile da afferrare. Parlo di cose che sfuggono agli occhi di tutti,
guardo la realtà cercando l'irrealtà, squarcio il velo di Maya. L'Ira dell'Agnello è nato appunto con lo scopo di dare un nome a tutte le mie meditazioni e i miei deliri e allo stesso tempo di giocare con l'esteticità dell'amore,della morte e del dolore, ma non spaventatevi!, mi piace anche guardare cartoni animati bevendo latte.
Considero la musica solo un ulteriore supporto con cui estraniarmi da tutta la banalità che ci circonda, un'arte si, forse quella che mi riesce meglio e mi da di più, ma sempre e solo un supporto. Non bado molto alla tecnica, a pentatoniche maggiori o salti di 4a, ma apprezzo solo ciò che il suono riesce ad evocarmi. Per me l'ascoltare musica è a stretto contatto con il vedere immagini, sentire profumi, percepire gusti ed avvertire sensazioni sulla mia pelle. Faccio uno smoderato uso della sinestesia nel creare testi e musica, i sensi si mischiano selvaggiamente ed è come se tutto me stesso fosse trasportato in un'altra dimensione; tutto ciò riesco ad esprimerlo meglio dando vita a brani musicali, ma sullo stesso piano pongo cinema, letteratura, pittura, astronomia, mitologia: quindi non escludo in futuro di dedicarmi a queste altre cose non solo come spettatore ma come protagonista, come faccio ora per la musica. Tutto è buono, purchè riesca a crearmi un mondo nuovo.
I tuoi pezzi non sono semplicemente definibili in una certa corrente musicale, data la numerosa fila di incursioni sonore e contaminazioni [anche elettroniche] che l'album presenta. Da quali artisti/progetti ti senti più ispirato?Essenzialmente Nick Drake e i Current 93 mi hanno cambiato la vita: l'uno mi ha fatto scoprire quanto siano appaganti e difficili i sentieri della dolcezza, l'altro mi ha dato un comune denominatore fra musica e sovrannaturale. Considero David Tibet una delle persone più geniali dei nostri tempi, sia nel modo di scrivere che nel modo di comporre.Non meno importanti per me sono stati Sol Invictus, Death in June, Of the wand & the moon e Iron & Wine, e, in passato, Nirvana e Smashing Pumpkins. In verità non sono mai riuscito a definire bene il genere della mia musica suonata: troppo tenero e sentimentale per essere solo neofolk e troppo triste e intenso per chiamarlo sperimentale. Nelle mie composizioni c'è anche una forte componente di musica sacra e folkloristica: le tradizioni e le superstizioni popolari, i racconti e le ballate ancestrali hanno su di me un fascino innato. Per quanto riguarda ispirazioni non musicali sono sempre stato incredibilmente attratto dalla letteratura fantastica e non, passando per gli universi alternativi creati da Lovecraft e Tolkien, dai racconti di Poe alle fiabe popolari e dei fratelli Grimm, oltre che le Sacre Scritture,l'agiografia,saggi storici, sull'aldilà, sulla mitologia e sull'occulto.
Più che raccogliere i frutti della musica altrui, assaggiarli e farli un pò miei, preferisco seminare il mio campo con tutto ciò che io reputo interessante, per creare dei prodotti unici.
Ira dell'Agnello è un solo project; hai curato tutto tu nei minimi particolari [a livello di composizioni] oppure ti sei avvalso di qualche aiuto esterno? L'unico aiuto mi è stato dato nella parte a pianoforte di Sulle Vie Del Discernimento da mia sorella Chiara, poi nient'altro. Nonostante non abbia molto bisogno di collaborazioni nelle registrazioni, credo che alle prossime produzioni parteciperanno diverse persone che possono dare un tocco in più alla struttura dei brani. Per i live è un altro discorso, quasi sicuramente mi farò dare una mano dal mio caro amico
Antonio e da mia cugina Giovanna.
Puoi dirci qualche parola a riguardo del tuo altro progetto De Vita Solitaria?Se L'Ira dell'Agnello parla di temi universali attraverso il filtro del mio inconscio, De Vita Solitaria narra di mie piccole esperienze in cui ho intravisto la meccanica vitale. La mia amica Martina ha saputo racchiudere la filosofia del progetto con una citazione di Pessoa: “Ero un poeta animato dalla filosofia, non un filosofo con facolta poetiche. Amavo ammirare la bellezza delle cose, scoprire nell’impercettibile, attraverso le cose insignificanti, l’anima poetica dell’universo”. Nato un pò per gioco, per liberare dalle mie mani ciò che freme di uscire fra una registrazione seria e l'altra,
De Vita Solitaria è un progetto cui pochissime persone possono davvero afferrare appieno il significato. Il titolo è tratto dall'omonima opera di Petrarca, ove il poeta afferma di trovare la pace interiore nello studio contemplativo e nella tranquillità agreste: dal suo esempio ho deciso di creare una serie di canzoni tutte strumentali e molto atmosferiche (quasi "cinematografiche") in cui parlo di cose fisicamente vicinissime a me nelle quali c'è un pezzo del puzzle che mi fa essere ciò che sono. Non a caso la raccolta (in continua espansione) di brani si chiama Campomanfoli, il mio piccolo paese. Ogni brano ha il suo intimo significato, forse incomprensibile al mondo ma essenziale per me.
La tua passione per un certo tipo di Cinema non viene celata ed anzi non mancano gli omaggi/riferimenti all'interno dei tuoi brani. Perché hai scelto di inserire queste citazioni? pensi che abbiano influito decisivamente sulla riuscita e sviluppo del disco? Sono sempre stato un ragazzo con uno spiccato "gusto del macabro", tanto da essere chiamato dai miei amici e autoetichettarmi "re della cripta"; mi ha sempre interessato tutto ciò che ha a che fare con la fine,il sovrannaturale,ciò che c'è al di là dell'esistenza, e il "dark side" di questa curiosità è la decadenza e il disfacimento del tutto, uomo compreso. Le immagini macabre e tutte quelle che ogni persona "politically correct" evitarebbe hanno su di me un duplice effetto: da un lato di ispirazione come culto estetico della morte, da un altro di sollecitazione, come se una voce che mi dicesse "fai quello che devi fare e fallo presto, perchè il tempo scorre e presto diventerai così": ovviamente so che questo corpo è solo un involucro e che l'anima vivrà in eterno, ma da questo piccolo spazio che è la vita cerco di prendere le cose più fantastiche, e credo che le cose più belle della vita sono quelle che più si avvicinano alla "morte",nel senso più ampio e trascendentale del termine.
Il genere orrido è una di queste. Questo filone è sempre stato una delle mie passioni, ma nei miei testi cerco sempre di scavare dentro i personaggi, anche mostri sanguinari. Come nella canzone "Faccia di cuoio" (un omaggio al film The Texas Chainsaw Massacre), ho supposto che Faccia di cuio fosse stato tradito e sbeffeggiato dalla ragazza cui lui era innamorato, a causa della sua deformazione facciale: per vendetta lui taglia lei con una motosega, come lei ha tagliato (metaforicamente) il suo cuore!Una struggente storia d'amore dietro l'orrore esteriore.Altro esempio: la mia canzone "Louli" a primo impatto sembra la classica storia d'amore, ma proseguendo si capisce che il personaggio principale riesuma la sua amata per mangiarla, perchè vuole sentirsi "una sola cosa con lei" e "portarla dentro": ora sotto la superficie dell'amore c'è lo scioccante orrore. Mi diverto ad aggiungere amore dove c'è troppo orrore e orrore dove c'è troppo amore, credo sia davvero divertente ciò che ne viene fuori. Nonostante ciò, non credo che questa sia una mia invenzione, perchè l'orrore, il male, non è altro che la conseguenza di una ricerca d'amore non soddisfatta. Come Satana, che prima era il più bello degli angeli, si è pervertito allontanandosi da Dio così l'odio per l'umanità è una bomba d'amore non esplosa. Ciò mi ha sempre portato a riflettere, e credo che l'esempio lampante l'abbiamo in tutti i serial killers o i "mostri" in genere: infondo anche una bestia come Dracula disse "La mancanza di amore è la più crudele e abietta delle pene", e dalle pene prolungate viene fuori l'odio,dall'odio la perversione,dalla perversione l'omicidio e dall'omicidio "romanzato" il cinema horror. Ho inserito brani che si rifanno a questa teoria perchè, oltre al fatto di essere un macabro cinefilo, si inseriscono bene nei tema portanti dell'album: l'Uomo,l'Amore e la Morte.
Come nascono pezzi del tipo di "Rigor Mortis", caratterizzati dai tuoi racconti che definirei a metà tra l'onirico ed il macabro?Rigor Mortis non è altro la visione di un sabba satanico descritto in prima persona. Il nome tra parentesi è tratto da un avvenimento (leggenda?) su Lucrezia Borgia, la quale fu accusata di presiedere un'orgia del male, passata alla storia come Il Ballo delle Castagne. Il protagonista viene indotto dalla sua donna a partecipare a questo sabba, che all'inizio sembra essere piacevole ma che poi si rivela il peggiore degli incubi: solo attraverso un oggetto sacro e l'invocazione alla divinità riesce a salvarsi dalla perdizione. Nel testo ho inserito anche citazioni di veri Verbali di streghe del XV secolo. Questo brano recitato credo sia molto pesante, e solo i più pazienti e curiosi lo ascolteranno tutto, ma per me ha avuto una duplice finalità: provare musicalmente qualcosa di altamente sperimentale e dare un'idea di come Satana seduce con i suoi paradisi artificiali.
Puoi parlarci anche della tua collaborazione con la Frohike Records? La Frohike Records è stata manna dal cielo, come le diverse persone che mi hanno portato fin qui. Tutto è partito dalla conoscenza di Petra, che a sua volta mi ha fatto conoscere Nicolò, il quale è amico dei due leaders della Frohike,Simone e Marta, a cui è piaciuto il mio progetto, e insieme abbiamo cominciato questa collaborazione per la produzione dell'album. Simone e Marta si sono rivelate due persone squisite e professionali, non solo nel lavoro ma anche nella vita; per me è stato davvero un piacere avere a che fare con loro, anche perchè mi rispecchio molto nella filosofia di quest'etichetta indipendente, molto seria e veramente appassionata alla musica e a tutto ciò che produce; è stato per me un onore far apparire l'album come una prime produzioni col marchio DIY, ovvero un prodotto artiginale tutto fatto in casa con conseguente rispetto per la natura. Sul sito http://www.frohikerecords.com troverete tutte le informazioni di questa iniziativa e del pensiero frohikiano. Ringrazio Dio per aver messo sulla mia strada tutte queste splendide persone.
Passiamo al futuro: puoi darci qualche informazione su tuoi eventuali concerti, e magari su qualche prossima "elaborazione" musicale?Per i concerti sto cercando di attrezzarmi bene, perchè non è facile produrre dal vivo le atmosfere che cerco di dar vita nei brani e, essendo solo, non dipende solo da me. Con l'uscita del cd, confrontandomi e sentendo pareri di persone competenti, spero di trovare la formazione adatta anche per fare dei live d'effetto.
Ho talmente tanti di quei progetti che una vita non basterebbe per realizzarli tutti. Per quanto riguarda L'Ira dell'Agnello avrei già diverse canzoni pronte per un nuovo album, alcune più decadenti e altre più dolci, sto cercando di amalgamare il mio eterno conflitto misantropia/filantropia e non è sempre facile per la coerenza musicale, ma il risvolto positivo è che l'ambivalenza mi permette di "rimanere con i piedi per terra" (detto da me poi!), ovvero di non abusare di pathos ne obliarmi nella totale atarassia.
Ho anche intenzione di fare i miei primi passi con il cinema amatoriale, fungendo sia da autore, regista, montatore e cameraman che da curatore della musica, soundtrack, effetti sonori,ecc (sotto il nome de L'Ira dell'Agnello); sembra interessarsi anche la Frohike a questo aspetto artistico alternativo, quindi continuiamo a lavorare insieme sperando di far nascere qualcosa di innovativo e piacevole.
Bene, siamo giunti alla conclusione. Lascio a te le ultime parole.Vorrei concludere citando un estratto molto significativo preso dall'epistolario di Lovecraft, in cui vedo riflettere molto il mio modo di pensare:
"Mi ripugna tutto quanto sia ordinario e banale - non nella mia vita di tutti i giorni, che vorrei fosse la più tranquilla possibile, ma nel pensiero, che rappresenta la parte più viva della mia esistenza. Lo strano, l'innaturale, il terribile - ho bisogno di tutte queste cose.[...] Ma talvolta, per contrasto, mi piace contemplare l'antichità immemore del paesaggio, mentre sonnecchia sotto un sole indolente o una magica luna, e osservare i tetti di casupole lontane o la guglia di qualche piccolo, distante villaggio abbarbicato tra le colline."